In questo nostro tempo di disorientamento generalizzato ogni “deriva retorica” trova ampio spazio, attecchendo molto facilmente nell’immaginario collettivo.
Tra queste, la più disdicevole è la retorica della “Rotazione”, sorta di criterio forzato che è fortemente presente soprattutto nelle procedure delle pubbliche amministrazioni, esaltato ed esasperato nella sua valenza di significato, a guisa di “salva coscienza”.
L’idea stessa di “Rotazione” riconduce, de plano, all’astratto concetto dell’equità diffusa, quale finalità che cristallizzi, finalmente, un modello di Giustizia sociale che, nella realtà, trova sempre fievole riscontro.
Di per sé, il metodo della “Rotazione”, ad esempio, nelle procedure di affidamento di un incarico o qualsivoglia consegna, è quello più perfettibile in quanto valorizza l’idea del “tutti”, a fronte dell’idea del “sempre ad uno”.
Detto metodo, però, diventa forviante e fuori luogo qualora si pretenda di adoperarlo tout court, senza fare un distinguo concettuale e procedurale rispetto ai contesti per i quali il metodo medesimo potrebbe trovare adozione.
In tale caso, il metodo della “Rotazione” andrebbe a contraddire, però, il concetto suo antagonista, ovvero quello de: “La persona giusta al posto giusto”.
La maschera della “Rotazione”, ahimé, si infarcisce di demagogia che spaccia arbitrariamente un’idea di Democrazia che non corrisponde, per nulla, al concetto stesso di Democrazia.
Essa, se elevata a rigido metodo, paradossalmente, nella sua più ipotetica applicazione “a sistema”, eleva e promuove, talvolta, anche discrasie e discriminazioni, pretendendo impropriamente di applicare meccanicisticamente misure che, tra di esse, sono oggettivamente incompatibili.
E ciò, come se si volesse, ad esempio, ad ogni costo ospitare in un percorso di scivolo di un acquapark, anche un tenero vecchietto cagionevole di salute cardiaca, per la sola ragione che, a turno, un giro spetta a tutti, a prescindere… È un paradosso!
Ciascuno, quindi, riflettendo, tenti di trovarne l’esempio più calzante, ricercandolo tra le memorie della propria vita!
Giancarlo Caroleo


