Sembrerebbe banale, ancorché fuori luogo, nel nostro tempo ormai scandito dalla percepita sacralità di social e strumenti di comunicazione di massa a larga diffusione, ritornare sulle differenze tra i due termini.
Esse dovrebbero già essere ben note ai più, anche in considerazione del largo accesso mediatico che segna la quotidianità delle persone.
Paradossalmente, però, i conti non tornano.
Si registra, a guisa di onda lunga, un sistematico ed irreversibile procedere dei connotati di relazione di massa, verso un’evidente sclerosi delle dinamiche cognitive attraverso le quali di intendono e si comprendono i messaggi.
Tutto sembra essere, nella maniera più negativa, un Ipse dixit, meccanicistico e rappresentazione del vezzo dell’imitazione, esteso anche alle procedure che, invece, presupporrebbero originalità e personalizzazione.
Di fatto è sempre più complesso, nell’aspettativa di negativo esito, riuscire nel farsi comprendere dall’interlocutore umano per ciò che si vuole dire o intendere, rispetto all’enunciato.
La categoria cognitiva della significatività di parole, frasi, concetti abdica, spesso, rispetto alla prevalenza di forme di comunicazione strettamente legate al testo scritto o orale che sia.
Ciò, abbattendo la funzione dinamica e spaziale del linguaggio in suo che diviene, immediatamente, mera codifica di termini e parole, che assumono significati univoci e de-contestualizzati.
In altri termini, la tendenza che si riscontra è quella di una forma di ortodossia generalizzata riguardo ciò che è scritto o detto, rispetto a quanto scritto o detto possa, anche, voler esprimere.
Tutto è preso alla lettera, con fare infantile, libresco e meccanicistico, senza volere (o, sapere… ) vedere oltre, cioè, senza riuscire nel passaggio dal significato al significante rispetto al testo o alle parole pronunciate.
Ciò determina, ovviamente, discrasie, rigidità, ottusità di comprensione, equivoci.
Insomma, è retrocessione.
Cause: digitalizzazione di massa non accompagnata da processi di profonda formazione umana e culturale, sterile assorbimento dei modelli comunicativi dei social e delle messaggerie di massa, pochezza formativa e culturale celata dalla ricerca di certezze individuate, erroneamente, in quanto scritto o detto… alla lettera.
Cosa grave è che tale processo degenerativo coinvolge anche quelli che parrebbero colti, ma che in effetti sono solo, e forse, solo un po’ eruditi in quanto, probabilmente, avranno imparato a memoria quel poco che sanno e che ostentano di sapere, senza dare (o saper dare… ) seguito ad alcun pensiero critico che adegui l’oggetto al contesto ed alla realtà.
Siamo a questo punto? Purtroppo si.
Se è così, è una vergogna!
Giancarlo Caroleo


