PARAFRASANDO QUA E LÀ

Spaccato di varia Umanità, interpretato nel segno del buon senso, della propositiva ironia, del fare "Pro", giammai del fare "Contro".

Una delle cose note, da sempre, è l’assunto che correla il fatto di “avere frequentato la scuola” (sia stata, indifferentemente, quella istituzionale, quella dell’autodidatta, quella della strada, e così via), con il fatto di avere imparato a parlare, a capire, ad argomentare, ad analizzare, ad esito di un “ragionamento”.

E, perciò, da sempre, la relazione apprendimento/utilizzo di quanto appreso, permea la conseguente relazione concettuale che intercorre tra l’avere assunto conoscenze e saperle utilizzare nei propri vissuti.

Tale chiosa, apparentemente astratta e “divergente”, nei fatti è, invece, concreta ed appropriata, se riferita ad un luogo comune che, a prescindere dalla sua valenza specifica, è speculare delle dinamiche che strutturano i tratti più essenziali della comunicazione in questa nostra società di massa, nella sua forma ed accezione più negativa, ancorché acritica, generatrice di pregiudizi e di maniera.

Ecco il focus della questione qui trattata: si narra che sia esclusiva prerogativa degli anziani utilizzare il telefono cellulare a tastiera anziché lo smartphone. Ebbene, tale affermazione è, per come si usa dire in gergo giornalistico, una vera e propria fake news. E lo è, certamente, per le seguenti ragioni:

1. Una stragrande platea di persone anziane (laddove per anziano si intenda indicare adulti ultrasessantenni, ovvero di terza e quarta età), utilizza sistematicamente e, direi, con disinvoltura, gli smartphone e le diverse applicazioni presenti in essi (messaggistica, commerciali, whatsapp, acquisti on line, pagamenti bancari, speed, TV, mail, svago);

2. Di contro, una cospicua platea di giovani e/o adulti non giovani (intendendo per non giovani gli anziani ultras sessantenni), utilizza di routine il telefono a tasti non smartphone.

Tanto dipanato si deduce che, per esempio, anche nel merito della questione smartphone si/smartphone no, parrebbe prevalere un forzato pregiudizio, artificiosamente costruito per ragioni prettamente commerciali, che va a catalogare l’agire dell’Altro secondo cliché predefiniti e fondati su un “dicunt” errato. Nel caso di specie, si comprende bene la positiva associazione giovane/smartphone che è in antitesi con il suo opposto negativo anziano/telefonino a tastiera.

Da ciò, la conseguente prospettiva psicologica che accompagna l’idea della gioventù con il bisogno di acquistare lo smartphone!

La sintesi, al di fuori dell’esempio del telefonino che, per la discussione de quo ne è solo un pretesto: il vero grave problema è che, analogamente a quanto avviene per lo smartphone, anche le questioni importanti risentono di analoghi  modelli di pensiero, condizionati ed orientati ad hoc ma, ahimè, claudicanti nelle dinamiche emotive e di ragione, così come orfani di concretezze e congruità!

                                                                                                                                                                          Giancarlo Caroleo