PARAFRASANDO QUA E LÀ

Spaccato di varia Umanità, interpretato nel segno del buon senso, della propositiva ironia, del fare "Pro", giammai del fare "Contro".

C’è chi crede fermamente che vivere la propria esistenza equivalga a svolgere, ad libitum, un “gioco delle parti”, laddove per “parte” si intenda essere la propria dimensione umana ed esistenziale.

Ebbene, in linea di pura teoria tale “credo” non distorce, né confligge con la fenomenologia delle dinamiche  sociali, e neppure contrasta con quello che, ad uso comune, viene  a definirsi “progetto di vita”.

L’elemento di rottura, che assume pure valenza devastante, è invece l’idea che il “gioco delle parti” cui l’uomo cosiddetto “sociale” di  rimette, sia la vera dimensione esistenziale della vita stessa e, per questo, il perimetro di azione dell’Uomo in quanto tale, anziché essere una sovrastruttura delle relazioni che fa da collettore alla pluralità delle manifestazioni dell’Essere.

Ora, tutto questo, rischia di mostrarsi “fuori luogo”, in quanto appare essere una (quasi) routinaria riflessione introspettiva, senza  risposta certa, che peraltro ha pervaso nei secoli gli interrogativi di filosofi e pensatori. Tutt’altro: è, invece, un’azione di consapevolezza che facilita il processo di collocazione, appunto, “fuori dal luogo”di ciascuno, processo evidentemente lasciato in disuso, ormai, perché sottomesso alle dinamiche distorte della massificazione e della secolarizzaione, aspetti che, paradossalmente, si impregnano di “misticismo forviante”, ad esito della difficoltà di procedere verso atteggiamenti di decentramento emotivo e relazionale, base su cui poter fondare, ad personam, lo scambio e le sinergie che connotano, invece, l’Uomo/Persona.

Dunque, il primo passaggio utile è quello di definire cosa sia e, soprattutto, cosa e come  possa essere e prendere forma, il “gioco”, nella sua più nobile accezione di dinamica procedurale che governa le nostre esistenze; successivamente, è necessario connotare l’idea di “parte”, ovvero di “parti”, al fine di comprendere il senso stesso del principio di “partecipazione” che è origine, almeno in questo ragionamento, del concetto stesso di “parte” (o di “parti”), nel senso di “una cosa del tutto…mi compete…”!                                                                                                                   

Quanto detto, un attimo dopo: riappropriamoci della nostra Esistenza, dacchè ogni Persona, nascendo, sia “uscita dal suo sito”, nel segno della consapevolezza, cedendo consapevolmente, ossia “cum… sapienza”, alle emozioni, agli affetti, alle matrici della nostra persona, giammai ai “modelli nefasti del gioco fine a se stesso”, sinonimo di continua sterile sfida, di becera competizione, di perdente esibizionismo!