LA TORPEDO BLU

Ritorna “La Torpedo Blu”, breve momento di piacevole revival di quei mezzi che hanno positivamente segnato una porzione del nostro vicino passato, rubrica che utilizza, per darsi un connotato, lo stesso titolo di una famosissima canzone del Maestro Gaber il cui valore, anche nel suo caso, il tempo non cancella!

 

 

Indifferenza e massificazione tout court, anche per le auto.

Ecco il caso di rilievo: le vetture sono sempre meno identificabili rispetto al passato, allorquando, a parte il lodo della casa costruttrice sempre in evidenza, ogni modello aveva, ben visibile, il suo nome proprio.

È l’esempio degli stilizzati marchi identificativi più noti degli anni scorsi quali, per mero esempio, quelli Fiat 600, Fiat Sport 85, Fiat 127 CL, Renault 5, Fiat 128 Rally, Fulvia 1.3, e così via…

Parrebbe essersi ridimensionata l’ubriacatura del “politicamente corretto”, modale e di maniera, che ha retoricamente elevato a “punto di non ritorno” il rinnovo del parco automobilistico mondiale e soprattutto europeo.

Le grandi case produttrici negli ultimi anni, hanno imperversato senza contegno, motivando il tutto con le più creative illazioni, smantellando le loro linee di produzione ordinarie, sebbene ormai globalizzate e senz’anima, per sostituirle con catene di montaggio di auto elettriche o pseudo tali.

C’è da chiedersi il perché, soprattutto negli ultimi anni, tutte le automobili, comprese le utilitarie, montano ruote sempre più grandi.

Sarà anche una questione di sicurezza, così come è passata nell’immaginario collettivo, ma il principio di giustificazione di tale crescente fenomeno non sembra essere congruo.

A riprova di ciò un dato di fatto: le auto costruite fino agli anni novanta, ancorché utilitarie, ma non sempre, erano equipaggiate con cerchi da 13 pollici o 14 pollici, qualche volta con assetto ribassato, per i modelli più performanti.

Tra i ricordi più ricorrenti per chi ha passato gli “anta” è quello del mitico “motore alleggerito”, ossia di quei motori esausti che, opportunamente revisionati e rinnovati per le parti consumate, non rado sostituite con pezzi nuovi, venivano confezionati con l’etichetta di “ricondizionati”.

Di fatto, essi erano “nuovi”, a tutti gli effetti, e venivano montati su auto marcianti, in sostituzione dei motori invecchiati nel tempo per eccessi di chilometraggio ed uso.