LA TORPEDO BLU

Ritorna “La Torpedo Blu”, breve momento di piacevole revival di quei mezzi che hanno positivamente segnato una porzione del nostro vicino passato, rubrica che utilizza, per darsi un connotato, lo stesso titolo di una famosissima canzone del Maestro Gaber il cui valore, anche nel suo caso, il tempo non cancella!

 

 

Una volta si diceva “periodo di transizione”. Oggi, con la saggezza degli anni che passano, si può affermare che le transizioni enunciate si trasformano, quasi sempre, in persistenze.

Perché questo dire? Eccone le ragioni.

Nel pensare comune, la possibilità di rifare lustro ad un mezzo datato appare, soprattutto per i più giovani, impresa ardua e, per di più, inutile.

L’idea del restauro di un’autovettura oppure di una moto al fine di poterne farne largo uso adottandole addirittura come “primo mezzo” non rientra più nel pensare comune, a differenza di come avveniva fino ad una ventina di anni addietro.

Scena:

Su una comune via della città sfila, di corsa, Fiat 128, 3 porte, carrozzeria restaurata di colore verde acqua senza paraurti, assetto abbassato, cerchi e gomme leggermente maggiorati, volante sportivo, interno rifatto in ecopelle sempre color verde acqua con cuciture bianche, cruscotto nero, stereo a 4 casse.

Effetto:

Uno schianto, tutti a guardarla con ammirazione.

Per decenni il mondo occidentale ha stigmatizzato la politica automobilistica dei paesi dell’ex blocco sovietico. In particolare e, a ragion veduta, si contestava il principio secondo cui fosse sufficiente produrre un modello unico di vettura, a seconda dell’utenza definita dal regime.