LA TORPEDO BLU

Ritorna “La Torpedo Blu”, breve momento di piacevole revival di quei mezzi che hanno positivamente segnato una porzione del nostro vicino passato, rubrica che utilizza, per darsi un connotato, lo stesso titolo di una famosissima canzone del Maestro Gaber il cui valore, anche nel suo caso, il tempo non cancella!

 

 

Indifferenza e massificazione tout court, anche per le auto.

Ecco il caso di rilievo: le vetture sono sempre meno identificabili rispetto al passato, allorquando, a parte il lodo della casa costruttrice sempre in evidenza, ogni modello aveva, ben visibile, il suo nome proprio.

È l’esempio degli stilizzati marchi identificativi più noti degli anni scorsi quali, per mero esempio, quelli Fiat 600, Fiat Sport 85, Fiat 127 CL, Renault 5, Fiat 128 Rally, Fulvia 1.3, e così via…

Nel nostro tempo, oggettivamente, si ha difficoltà ad individuare i dati specifici delle vetture che sfilano davanti ai nostri occhi, a prescindere dalla deriva dell’omologazione delle forme e dei modelli. Dinnanzi ad un SUV non riesci mai a sapere, nell’immediato, di quale cosa si parli.

Idem nel caso di futuristiche super car o utilitarie, ancorché ibride, ecologiche e congeneri.

L’individuazione delle specifiche di un’auto è, quindi, ardua impresa, a prescindere dal fatto che su alcuni modelli non vi sia alcuna indicazione che si evidenzi al fine della sua immediata classificazione, anche in relazione ai segmenti di appartenenza.

In effetti, la canonica collocazione del logo sulla calandra anteriore e di logo e modello sulla parte posteriore del mezzo sta sistematicamente venendo meno, come se identificare il veicolo si rappresentasse come un vulnus stilistico per il modello stesso. In sua vece, qualche esito di logo, ancorché stilizzato e minimale, a fronte di calandre e code che sembrano disegnate dalla stessa mano per poi essere carrozzate da aziende e marchi diversi.

La ratio di tutto ciò ha diverse spiegazioni. Non ultime, quelle di tipo commerciale, attesi i processi di raggruppamento dei marchi che sta diventando sempre più sistemico e strategico mel panorama industriale del settore.

Resta il fatto, però, che l’automobile, intesa nel codice che più si addice al gusto e crescente sete di continuità comunicativa della gente, senza più gli adeguati connotati identificativi, appare incompleta nei suoi allestimenti, così come si rappresenta diminuita nella sua più ampia valenza di bene di consumo, di bene funzionale, di oggetto emozionale che è e può essere elevato ad esito della creatività, dell’inventiva e della tecnologia.

Tanto evidenziato, potremo pensare ad un immediato futuro nel quale le auto riprenderanno ad essere ciò che erano, con identificazione di marca, modello, cilindrata e tipologia di alimentazione, alimentazione compresi?

A proposito di nostalgia: è bello ricordare quelle iconiche sigle, che tutti abbiamo impresse nella memoria, del tipo Fiat 132 Turbo D-2500 CC, così come Giulia Nuova Super 1600, od anche Volvo 740 2500 TD, mentre oggi, ahimé, aleggia il deserto!                                                                         

 

                                                                                                               Giancarlo Caroleo